Premio Campiello: gli ultimi 10 libri vincitori da riscoprire

Con la proclamazione di Marcello Fois vincitore del Premio Campiello 2026 con L’immensa distrazione, uno dei più importanti riconoscimenti della narrativa italiana torna al centro dell’attenzione di lettori, editori e librerie. Un appuntamento che ogni anno non si limita a indicare un titolo premiato, ma contribuisce a riportare sotto i riflettori autori, cataloghi editoriali e opere capaci di lasciare una traccia nel panorama letterario contemporaneo.

Per un libraio o cartolibraio, i giorni successivi all’assegnazione rappresentano quindi un’occasione particolarmente interessante. La curiosità generata dal nuovo vincitore può diventare il punto di partenza per riscoprire anche i libri premiati negli anni precedenti, suggerendo ai clienti letture che, pur appartenendo a stagioni editoriali diverse, continuano a offrire spunti, temi e stili molto differenti tra loro.

Guardando al decennio che va dal 2016 al 2025 emerge infatti un panorama tutt’altro che uniforme: dai legami familiari e dalle identità spezzate raccontati in L’arminuta alle tensioni sociali di L’acqua del lago non è mai dolce, passando per la memoria storica de Le assaggiatrici e per la voce sorprendente e anticonvenzionale de I miei stupidi intenti. Dieci libri che permettono di osservare da vicino alcune delle direzioni prese dalla narrativa italiana degli ultimi anni, ma anche di costruire percorsi di lettura molto diversi a seconda degli interessi del pubblico.

In questo articolo ripercorriamo quindi gli ultimi dieci vincitori del Premio Campiello, dal 2016 al 2025, per capire cosa raccontano, quali caratteristiche li distinguono e soprattutto quali lettori potrebbero apprezzarli oggi. Un percorso pensato per riscoprire dieci libri premiati negli ultimi anni e trasformarli in nuovi spunti di lettura e di consiglio in libreria.

Premio Campiello: cos’è e come funziona

Nato nel 1962 per iniziativa degli Industriali del Veneto, il Premio Campiello è uno dei principali premi letterari italiani dedicati alla narrativa. Fin dalle sue origini ha avuto l’obiettivo di contribuire alla diffusione della cultura e di valorizzare le opere di narrativa italiana, diventando nel tempo un appuntamento riconoscibile nel panorama editoriale nazionale.

A caratterizzarlo è soprattutto il suo particolare sistema di selezione. Una prima giuria, la Giuria dei Letterati, individua tra i libri in concorso i cinque finalisti che compongono la cosiddetta Cinquina. La scelta del vincitore passa poi alla Giuria dei Trecento Lettori, formata ogni anno da persone di diversa età, professione e provenienza geografica, chiamate a leggere e votare le opere finaliste.

È proprio questo passaggio dalla valutazione degli esperti al giudizio dei lettori a rappresentare uno degli elementi distintivi del Campiello. Il libro vincitore nasce così dall’incontro tra selezione letteraria e risposta del pubblico, una formula che contribuisce a rendere il premio particolarmente interessante anche per chi lavora quotidianamente a contatto con i lettori.

Premio Campiello: gli ultimi 10 libri vincitori

2025 – Wanda Marasco, Di spalle a questo mondo (Neri Pozza)

A vincere il Premio Campiello 2025 è stata Wanda Marasco con Di spalle a questo mondo, pubblicato da Neri Pozza. Al centro del romanzo c’è la figura realmente esistita di Ferdinando Palasciano, medico e chirurgo napoletano dell’Ottocento considerato tra i precursori della Croce Rossa, e il suo rapporto con la moglie Olga Pavlova Vavilova.

Marasco parte dalla materia biografica, ma la trasforma in un racconto che va oltre la ricostruzione storica. Ferdinando è un uomo segnato da un profondo tormento interiore, mentre Olga, aristocratica di origine russa, ne condivide l’esistenza attraversandone passioni, fragilità e zone d’ombra. Sullo sfondo c’è Napoli, presenza viva e tutt’altro che decorativa, con le sue contraddizioni sociali e culturali.

Di spalle a questo mondo è un romanzo dalla scrittura intensa e ricercata, nel quale si intrecciano malattia, amore, vocazione scientifica e sofferenza. Una lettura che richiede attenzione e che può essere valorizzata proprio per la sua densità: più che affidarsi a una narrazione immediata, Marasco costruisce un universo linguistico e umano complesso, capace di restituire le inquietudini dei suoi protagonisti.

A chi consigliarlo in libreria? A chi cerca una narrativa letteraria dalla forte identità stilistica, ai lettori interessati ai romanzi ispirati a personaggi realmente esistiti e a chi ama le storie in cui vicende individuali e contesto storico si intrecciano senza seguire le forme più tradizionali del romanzo storico.

2024 – Federica Manzon, Alma (Feltrinelli)

Nel 2024 il Premio Campiello è stato assegnato a Federica Manzon per Alma, pubblicato da Feltrinelli. Il romanzo riporta la protagonista, Alma, nella sua città d’origine, Trieste, dove torna per raccogliere l’eredità lasciatale dal padre. Un ritorno di pochi giorni che diventa inevitabilmente un confronto con il passato, con i legami familiari e con un’identità costruita in un territorio attraversato da lingue, culture e memorie differenti.

Nel riemergere dei ricordi occupa un posto centrale Vili, figura legata all’infanzia e alla giovinezza di Alma e a quel mondo oltreconfine che ha segnato profondamente la sua formazione. La dimensione privata si intreccia così con la storia dell’Europa orientale e dell’ex Jugoslavia, mentre il confine smette di essere soltanto una linea geografica e diventa una chiave attraverso cui interrogare appartenenza, radici e memoria.

Uno degli aspetti più interessanti di Alma è proprio il modo in cui Manzon mette in relazione la storia individuale con quella collettiva senza trasformare il romanzo in una semplice ricostruzione storica. Trieste e il confine orientale diventano parte della costruzione dei personaggi, in una storia che invita a riflettere su quanto i luoghi da cui proveniamo continuino a definirci anche quando scegliamo di allontanarcene.

A chi consigliarlo in libreria? A chi apprezza i romanzi in cui memoria personale e Storia si sovrappongono, a chi è affascinato dalle terre di confine e ai lettori che cercano storie sull’identità, sulle radici e sul rapporto complesso con i luoghi della propria infanzia.

2023 – Benedetta Tobagi, La Resistenza delle donne (Einaudi)

Con La Resistenza delle donne, vincitore del Premio Campiello 2023, Benedetta Tobagi porta in primo piano una parte della lotta partigiana rimasta a lungo meno valorizzata nel racconto pubblico: il ruolo delle donne nella Resistenza. Non soltanto combattenti, ma staffette, infermiere, organizzatrici, lavoratrici e figure capaci di sostenere in molti modi la rete antifascista.

Il libro ricostruisce queste esperienze attraverso testimonianze, documenti e fotografie, componendo un racconto corale nel quale la ricerca storica incontra le vicende personali. Emergono così donne di età, provenienze e condizioni sociali differenti, accomunate dalla scelta di partecipare alla Resistenza e, spesso, dalla necessità di confrontarsi anche con ruoli e aspettative imposti dalla società dell’epoca.

La prospettiva scelta da Tobagi permette di osservare un periodo molto studiato della storia italiana da un’angolazione diversa. La Resistenza delle donne non si limita infatti a recuperare protagoniste e vicende poco raccontate: mostra come la partecipazione alla lotta di Liberazione abbia rappresentato per molte donne anche un’esperienza di emancipazione e di conquista di nuovi spazi di autonomia. Proprio l’intreccio tra dimensione storica, politica e personale rende il libro accessibile anche a chi normalmente non si avvicina alla saggistica specialistica.

A chi consigliarlo in libreria? A chi vuole approfondire la Resistenza italiana attraverso una prospettiva meno consueta, ai lettori interessati alla storia delle donne e a chi apprezza libri capaci di unire rigore documentario e forza narrativa.

2022 – Bernardo Zannoni, I miei stupidi intenti (Sellerio)

Nel 2022 il Premio Campiello va a Bernardo Zannoni con I miei stupidi intenti, un esordio letterario sorprendente che affida la propria storia a un protagonista decisamente insolito: Archy, una faina. È attraverso il suo sguardo che il lettore entra in un mondo animale regolato dalla fame, dalla violenza, dalla paura e dalla necessità di sopravvivere, ma attraversato da interrogativi profondamente umani.

La vita di Archy cambia quando, dopo un incidente, viene ceduto dalla madre a Solomon, una vecchia volpe che gli insegna a leggere e gli fa conoscere la Bibbia. Per il protagonista si apre così una dimensione fino ad allora sconosciuta: attraverso le parole scopre concetti come Dio, il peccato, la morte e il tempo, iniziando a interrogarsi sul significato della propria esistenza.

È proprio nel contrasto tra la dimensione animalesca dei personaggi e la complessità delle domande che li attraversano che il romanzo trova la sua originalità. I miei stupidi intenti utilizza la favola animale senza assumere i toni rassicuranti tradizionalmente associati al genere: la natura raccontata da Zannoni è dura e concreta, mentre il percorso di Archy porta il lettore verso questioni filosofiche ed esistenziali. Il risultato è un romanzo difficile da racchiudere in una sola categoria e capace di distinguersi per immaginario e voce narrativa.

A chi consigliarlo in libreria? A chi cerca una lettura originale e fuori dagli schemi, agli amanti delle storie allegoriche e ai lettori attratti da romanzi che, dietro una trama apparentemente semplice, affrontano grandi interrogativi sull’esistenza, sulla conoscenza e sulla morte.

2021 – Giulia Caminito, L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani)

Nel 2021 il Premio Campiello viene assegnato a Giulia Caminito per L’acqua del lago non è mai dolce, romanzo di formazione che racconta la crescita di Gaia, adolescente appartenente a una famiglia in costante difficoltà economica. Dopo gli anni trascorsi a Roma, Gaia si trasferisce con la madre Antonia e i fratelli ad Anguillara Sabazia, sulle rive del lago di Bracciano: un nuovo ambiente nel quale le differenze sociali diventano presto impossibili da ignorare.

Figura determinante è proprio Antonia, madre combattiva e intransigente che cerca di garantire ai figli ciò che considera un diritto, dalla casa all’istruzione, scontrandosi continuamente con ostacoli economici e sociali. Gaia cresce assorbendone la durezza e, nello stesso tempo, misurandosi con coetanei che possiedono possibilità, oggetti e libertà per lei spesso irraggiungibili. Il desiderio di appartenenza si mescola così alla rabbia, mentre amicizie, amori e umiliazioni contribuiscono a definirne il carattere.

Attraverso una protagonista che non cerca necessariamente la simpatia del lettore, Caminito costruisce un ritratto incisivo delle disuguaglianze e delle frustrazioni di una generazione cresciuta negli anni Duemila. Il lago, presenza costante nel romanzo, accompagna una storia in cui la formazione non coincide con un percorso lineare verso la maturità: crescere significa anche fare i conti con ciò che non si possiede, con il confronto sociale e con una rabbia che può diventare difficile da controllare.

A chi consigliarlo in libreria? A chi apprezza i romanzi di formazione contemporanei e i protagonisti complessi, ma anche a chi cerca una lettura capace di affrontare senza idealizzazioni temi come precarietà economica, differenze di classe, adolescenza e desiderio di riscatto.

2020 – Remo Rapino, Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (Minimum Fax)

Con Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, Premio Campiello 2020, Remo Rapino affida il racconto a Bonfiglio Liborio, nato nel 1926 in un paese abruzzese e considerato dagli altri un diverso, un emarginato, un “cocciamatte”. È lui a ripercorrere la propria esistenza e, attraverso di essa, diversi decenni di storia italiana.

Liborio attraversa fascismo, guerra, ricostruzione e trasformazioni del mondo del lavoro, ma lo fa sempre da una posizione laterale. La grande Storia entra nella sua vita attraverso esperienze quotidiane, incontri, perdite e lavori, componendo il ritratto di un uomo che cerca continuamente un proprio posto in un mondo nel quale fatica a riconoscersi.

A rendere particolare il romanzo è soprattutto la voce costruita da Rapino per il protagonista. Liborio racconta utilizzando una lingua personale, irregolare e contaminata dal dialetto, capace di restituirne il modo di pensare prima ancora degli avvenimenti che ricorda. Il linguaggio non è quindi un semplice elemento stilistico, ma diventa il mezzo attraverso cui prende forma un personaggio fragile e insieme ostinato, osservatore involontario dei cambiamenti del Novecento.

A chi consigliarlo in libreria? A chi ama i romanzi costruiti intorno a una voce narrativa fortemente caratterizzata, ai lettori interessati alle storie del Novecento italiano viste dal basso e a chi cerca personaggi marginali, imperfetti e capaci di offrire una prospettiva insolita sulla realtà.

2019 – Andrea Tarabbia, Madrigale senza suono (Bollati Boringhieri)

Nel 2019 il Premio Campiello viene assegnato ad Andrea Tarabbia per Madrigale senza suono, romanzo che porta il lettore nell’Italia tra Cinquecento e Seicento attraverso la figura realmente esistita di Carlo Gesualdo da Venosa, principe e compositore passato alla storia tanto per la sua musica quanto per l’assassinio della moglie Maria d’Avalos e del suo amante.

Tarabbia non costruisce però una biografia tradizionale. La vicenda di Gesualdo emerge attraverso un articolato gioco di documenti, manoscritti e voci narranti, in cui realtà storica e invenzione letteraria finiscono per sovrapporsi. Al centro prende forma un personaggio tormentato, segnato dal delitto e dal senso di colpa, mentre la musica diventa uno dei principali strumenti attraverso cui esplorare la sua personalità e le sue ossessioni.

Madrigale senza suono richiede quindi al lettore di entrare in una narrazione stratificata, che procede per prospettive differenti e mette continuamente in discussione il confine tra ciò che è accaduto e ciò che può essere raccontato. Arte, violenza, colpa e desiderio di lasciare una traccia oltre la morte si intrecciano in un romanzo storico atipico, nel quale la ricostruzione di un’epoca conta quanto la riflessione sul modo in cui il passato viene trasformato in racconto.

A chi consigliarlo in libreria? A chi predilige romanzi storici lontani dalle formule più convenzionali, ai lettori affascinati dal rapporto tra arte e biografia e a chi apprezza narrazioni complesse, costruite attraverso più voci e diversi livelli di lettura.

2018 – Rosella Postorino, Le assaggiatrici (Feltrinelli)

Nel 2018 il Premio Campiello va a Rosella Postorino con Le assaggiatrici, romanzo ispirato alla vicenda reale delle donne costrette ad assaggiare i pasti destinati ad Adolf Hitler per verificare che non fossero avvelenati. La protagonista è Rosa Sauer, giovane berlinese che nel 1943, mentre il marito combatte al fronte, si trasferisce dai suoceri in un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nella Prussia Orientale.

Insieme ad altre donne, Rosa viene prelevata ogni giorno e condotta in una caserma, dove deve mangiare ciò che potrebbe ucciderla. Un gesto ordinario come nutrirsi si trasforma così in un appuntamento costante con la paura: ogni pasto può essere l’ultimo, e proprio questa condizione estrema crea tra le assaggiatrici rapporti fatti di diffidenza, solidarietà, rivalità e bisogno reciproco.

Postorino sceglie di raccontare il nazismo lontano dai campi di battaglia e dai centri decisionali, osservandone invece gli effetti sulla vita di persone coinvolte loro malgrado nei suoi ingranaggi. Le assaggiatrici trova uno dei suoi nuclei più interessanti proprio nell’ambiguità delle scelte compiute per sopravvivere: quanto spazio resta alla libertà individuale quando paura, obbedienza e istinto di conservazione si sovrappongono? Il romanzo evita risposte semplici e porta il lettore dentro una zona morale scomoda, dove vittima, complicità e responsabilità non sempre possono essere separate nettamente.

A chi consigliarlo in libreria? A chi cerca storie ambientate durante la Seconda guerra mondiale raccontate da prospettive meno conosciute, ai lettori interessati alle esperienze femminili nei grandi eventi storici e a chi apprezza romanzi capaci di porre dilemmi morali senza offrire risposte immediate.

2017 – Donatella Di Pietrantonio, L’arminuta (Einaudi)

Nel 2017 il Premio Campiello viene assegnato a Donatella Di Pietrantonio per L’arminuta. Il titolo riprende un termine dialettale abruzzese che significa “la ritornata” e racchiude già il destino della protagonista: una ragazza di tredici anni che, senza comprenderne pienamente il motivo, viene restituita dalla famiglia con cui è cresciuta a quella biologica.

Il passaggio è brusco. Dalla vita relativamente agiata a cui era abituata, la protagonista si ritrova in una casa affollata e povera, circondata da persone che dovrebbe riconoscere come familiari ma che per lei sono sostanzialmente estranee. A complicare lo smarrimento c’è soprattutto una domanda: perché la donna che ha sempre considerato sua madre ha deciso di lasciarla andare? Inizia così una ricerca di risposte che riguarda non soltanto la maternità, ma il significato stesso dell’appartenenza.

In questo scenario assume particolare importanza il rapporto con Adriana, la sorella minore, che diventa progressivamente un punto fermo nella nuova realtà. Con una scrittura asciutta e controllata, Di Pietrantonio racconta affetti nei quali convivono abbandono, bisogno, risentimento e cura, senza ricondurre la famiglia a un’immagine idealizzata. L’arminuta pone così una questione tanto semplice quanto difficile: sono i legami di sangue, la cura ricevuta o le relazioni che costruiamo a stabilire chi possiamo chiamare famiglia?

A chi consigliarlo in libreria? A chi ama le storie familiari intense ma prive di sentimentalismi, ai lettori interessati ai temi della maternità e dell’abbandono e a chi cerca romanzi brevi e incisivi, capaci di affrontare legami complessi attraverso una scrittura essenziale.

2016 – Simona Vinci, La prima verità (Einaudi)

Nel 2016 il Premio Campiello viene assegnato a Simona Vinci per La prima verità, un romanzo che prende le mosse da un luogo realmente esistito: il manicomio dell’isola greca di Leros, nel Dodecaneso, dove per decenni furono rinchiuse migliaia di persone in condizioni durissime. È qui che, alla fine degli anni Ottanta, arriva Angela, giovane volontaria italiana decisa a confrontarsi con una realtà fino a quel momento conosciuta soltanto da lontano.

Leros diventa il punto di partenza di una narrazione che attraversa epoche, luoghi e personaggi differenti. Le storie dei pazienti, degli operatori e di chi entra in contatto con l’istituto si intrecciano con altri percorsi, mentre il romanzo si sposta tra Grecia e Italia e porta le conseguenze di quell’esperienza oltre i confini dell’isola. La struttura frammentata riflette così un universo nel quale ricordi, traumi e identità faticano a rimanere ordinati.

Vinci affronta la malattia mentale senza trasformarla in un elemento spettacolare della narrazione. Al centro ci sono piuttosto l’esclusione, l’isolamento e il modo in cui una società decide chi appartiene alla normalità e chi deve esserne allontanato. La prima verità diventa così anche un’indagine sui confini che separano le persone: quelli geografici, quelli imposti dalle istituzioni e quelli, molto più difficili da individuare, tra salute e malattia.

A chi consigliarlo in libreria? A chi cerca una narrativa letteraria intensa e non lineare, ai lettori interessati al tema della salute mentale e delle istituzioni manicomiali e a chi apprezza romanzi corali che intrecciano vicende individuali, memoria e riflessione sociale.

Come valorizzare i vincitori del Premio Campiello in libreria

La proclamazione del Premio Campiello 2026 può diventare un’occasione per riportare l’attenzione non soltanto sul nuovo titolo premiato, ma anche sui vincitori degli anni precedenti. La visibilità generata dal premio crea infatti un contesto favorevole per riscoprire libri di catalogo che possono tornare a essere protagonisti del consiglio in libreria.

Un primo passo può essere quello di affiancare al vincitore dell’anno una selezione delle edizioni precedenti, creando un tavolo tematico, uno scaffale dedicato o un piccolo spazio in vetrina. La presenza del titolo appena premiato funziona così da richiamo, mentre gli altri libri ampliano la proposta e permettono al cliente di scegliere in base ai propri gusti.

Le differenze tra i dieci vincitori rappresentano, da questo punto di vista, un vantaggio. Chi cerca un romanzo storico può essere indirizzato verso Le assaggiatrici o Madrigale senza suono; chi preferisce le storie familiari può ritrovare L’arminuta, mentre I miei stupidi intenti può incuriosire chi desidera una lettura meno convenzionale. Il premio diventa così il punto di partenza del consiglio, non necessariamente il punto di arrivo.

Lo stesso percorso può proseguire sui canali social della libreria, presentando i vincitori degli ultimi anni, recuperando un titolo alla volta oppure invitando i lettori a raccontare quali hanno già letto. In questo modo l’attenzione concentrata sul nuovo vincitore può durare più dei pochi giorni successivi alla premiazione e coinvolgere anche i titoli che lo hanno preceduto: un’occasione per riportare sugli scaffali dieci anni di Premio Campiello e farli incontrare, ancora una volta, con nuovi lettori.